PARTE IL PROGETTO “ANZIANO FRAGILE”

Dopo qualche tempo di empasse, finalmente parte il progetto “Anziano fragile” appositamente creato per far fronte alle problematiche delle persone  anziane che non godono di autosufficienza.  Su questo è molto esplicito Esarmo Righini, presidente dell’associazione nazionale centri sociali, comitati anziani e orti

Presidente, allora finalmente ci siamo !

Si, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha firmato la Convenzione per il progetto. Le attività possono ora iniziare.

Ci ricorda in poche parole in che cosa consiste il progetto “Anziano Fragile”?

Lo faccio con piacere. Il progetto che svilupperemo insieme a Confconsumatori Nazionale, si occupa di noi anziani e in particolare di quelli fra noi che per vari motivi non godono di una piena autonomia, debbono dipendere da altri, sono appunto “fragili”. Vogliano meglio individuare i loro bisogni e fare la mappatura dei servizi socio-sanitari che oggi sono disponibili nei vari territori sia per essi che a supporto delle loro famiglie. Vogliamo anche scoprire e fare emergere le tante “buone pratiche”, le eccellenze  in termini di iniziative e servizi che già esistono, con particolare attenzione a quelle che sono attivate dall’associazionismo e dal volontariato. Ne esistono parecchie in tutta Italia anche se a volte sono poco conosciute.

Si parlerà quindi di demenza senile, di Alzheimer?   

Non solo di queste patologie. La definizione più comunemente accettata di “persona fragile” è quella di “una persona che tipicamente non è in grado di trovare in maniera autonoma la soluzione a un problema e a un’emergenza”. La fragilità è il risultato di un mix di situazioni che includono non solo il precario stato di salute, ma anche lo sfaldarsi delle relazioni sociali, l’impoverimento, un sostanziale cambiamento nella dinamica emozionale. E’ l’inizio di un percorso che dalla fragilità porta poi all’isolamento, alla non autosufficienza spesso aggravata dalla disabilità.

Com’è nato il progetto?

Il progetto è nato dalla collaborazione fra ANCeSCAO e Confconsumatori Nazionale, che da qualche tempo si occupa di “anziani fragili” e che recentemente proprio su questo argomento ha organizzato un convegno a Milano. Il trend demografico che ci indica  un costante invecchiamento della popolazione, il cambiamento della struttura della famiglia che lascia gli anziani sempre più soli, il numero crescente delle donne che lavorano fuori casa rendono sempre più attuale e diffuso il problema degli “anziani fragili” e della loro cura.  La fragilità sta diventando una vera emergenza.

In questo contesto, quale può essere il ruolo di associazioni come ANCeSCAO?

La crisi economica ha minato la sostenibilità del sistema e rende sempre più problematico l’intervento delle istituzioni, che spesso risulta  deficitario o arriva in ritardo. Com’è stato anche evidenziato in un recente convegno tenutosi a Carpi, occorre disegnare e realizzare un welfare diverso, un “patto di comunità” (“welfare comunitario” ) dove a seconda delle circostanze ciascuno di noi può essere allo stesso tempo beneficiario o caregiver (il “welfare di tutti” ). Occorre elaborare una “strategia di rete” . Per ANCeSCAO  il progetto rappresenta una grande opportunità non solo per promuovere iniziative a favore degli “anziani fragili” ma anche per trovare all’interno dell’associazionismo risorse, idee e iniziative che – integrandosi con i servizi istituzionali – possano appunto creare nuovi modelli di “welfare comunitario”. Tutto ciò è in linea con i valori sociali e solidaristici propri della nostra Associazione, riconfermati e ulteriormente evidenziati nel nuovo statuto di ANCeSCAO che è stato approvato proprio lo scorso 30 Maggio. Il progetto dà l’opportunità di accrescere la presenza attiva e la visibilità della nostra organizzazione sul territorio.

E’ un progetto particolarmente ambizioso; come pensate di riuscire a realizzare gli obiettivi?

Come già detto, è un progetto perfettamente in linea con la missione di ANCeSCAO e vuole anche mettere in evidenza il nuovo ruolo attivo che gli anziani e l’associazionismo possono svolgere a favore della comunità; gli anziani e in particolare quelli che ancora godono di autonomia e che sono motivati a “continuare a fare e a dare” possono essi stessi diventare “caregivers” di chi invece non è più autonomo. ANCeSCAO ha una presenza estesa su tutto il territorio nazionale con quasi 400.000 iscritti, ed una solida struttura organizzativa con unità di coordinamento a livello regionale, provinciale e comprensoriale. Tutto ciò le consente di “fare rete” al suo interno e con il mondo esterno. La generosità, il volontariato spontaneo degli iscritti trovano in questa struttura organizzativa la possibilità di essere incanalati in maniera armonica ed efficace verso un comune obiettivo e di essere arricchiti sulla base delle esperienze realizzate nei vari contesti e condivise all’interno dell’Associazione. Siamo poi abituati a  interagire e coordinarci con iniziative di altri soggetti esterni siano essi pubblici, privati o del terzo settore.  

A quanto capisco contate molto sull’iniziativa dei vostri iscritti e sull’attività dei vostri Coordinamenti territoriali

Si, proprio così. Essi rappresentano il punto di forza della nostra Associazione e sono sicuro che anche nel progetto Anziano Fragile sapranno dare il meglio di loro. Sono fiducioso che il progetto grazie a loro e alla preziosa collaborazione con gli amici di Confconsumatori, riuscirà a realizzare in pieno gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Ci può ricordare ancora una volta questi obiettivi?

Certo. Essenzialmente sono cinque:

  1. Scoprire e capire i bisogni non solo degli anziani fragili ma anche delle loro famiglie,
  2. Individuare e quantificare il gap fra i bisogni e i servizi messi a disposizione, evidenziando anche le disparità territoriali;
  3. Far emergere e documentare le “esperienze di eccellenza” e sperimentarle in altri contesti;
  4. Sensibilizzare la comunità e valorizzare il ruolo dell’anziano;
  5. creare una rete nazionale che possa dare continuità all’iniziativa  anche dopo la fine del progetto.

Il progetto copre vari aspetti del problema dell’ anziano fragile da quello clinico / geriatrico a quello sociale, a quello psicologico e immagino utilizzerà anche moderne tecnologie  sia per la comunicazione che come strumenti di prevenzione e di terapia. Come pensate di muovervi in questo quadro multiforme e abbastanza complesso?

ANCeSCAO  e Confconsumatori Nazionale hanno già costituito un Comitato Scientifico composto da dieci esperti che ci guideranno e ci supporteranno durante tutta l’esecuzione del progetto. Sono professionisti con una lunga esperienza nei settori medico, sociale e tecnologico. Inoltre la rete di conoscenze già esistente in tutta Italia consentirà di poter accedere – quando necessario – a collaborazioni con il mondo accademico e della ricerca. Faremo anche della formazione per il gruppo di volontari che noi chiamiamo “referenti locali del progetto” e che coordineranno le attività nei territori.

Il problema dell’invecchiamento e del posizionamento dell’ anziano nella società di oggi è anche un problema culturale. Come pensate di affrontarlo?

Ci sarà nel progetto un’intensa attività di comunicazione e di sensibilizzazione. Saranno realizzati parecchi incontri pubblici su tutto il territorio nazionale per sensibilizzare la popolazione sul problema dell’anziano fragile, per valorizzare la figura dell’anziano, riconoscere la sua competenza legata all’esperienza e il contributo che egli può dare alla comunità. Questo contributo oggi  comprende anche il supporto di tipo finanziario che l’anziano continua a offrire a figli e nipoti e ciò non è trascurabile in momenti di crisi economica come quelli attuali. Cercheremo in tutti i modi di abbattere gli stereotipi oggi molto comuni nel definire il profilo dell’anziano.  

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