Agueci: “Banca Etruria, una storia da riscrivere”

Sentenza storica“. Così Maria Agueci, Segretaria generale Fisac Cgil Arezzo e componente di Segreteria di Gruppo Ubi Banca, commenta l’atto che ha accolto il ricorso presentato da Banca Popolare di Bari, Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e Ministero dell’Economia contro la decisione di Commissione Europea e Direzione Concorrenza UE di impedire l’intervento del FITD a salvataggio di Banca  Tercas, in quanto aiuto di stato, con conseguente bocciatura di analoghi interventi preventivi a soluzione delle crisi in cui versavano nel 2015 Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.

Si tratta di una sentenza storica perché potrebbe riscrivere una fondamentale pagina economica, politica e giudiziaria degli ultimi anni. E’ infatti evidente a tutti, e non solo a noi che lo abbiamo sempre sostenuto, che Banca Etruria e gli altri 3 istituti commissariati avrebbero potuto essere ricapitalizzati dal Fondo. E questo con oneri molto inferiori rispetto a quelli che sono stati necessari per  rimetterle in piedi e farle acquisire da altri istituti: si calcola un costo di oltre 5 miliardi di euro. Per Banca Tercas la soluzione per mitigare la scure europea era stata trovata e il Tribunale UE di primo grado ha avallato ieri quella procedura, annullando le decisioni comunitarie che avevano allora impedito l’intervento del FITD nel salvataggio e bloccando illegittimamente un intervento già allo studio per risolvere la crisi di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti“.

Maria Agueci ricorda che “prima del decreto cosiddetto salvabanche, Fisac Cgil lottò per affermare analogie tra la crisi delle 4 banche e Tercas, presentando ad esponenti politici ed istituzionali uno studio in cui si contestava tra l’altro la svalutazione capestro dei crediti deteriorati (quel 17,65% che divenne valore di riferimento per gli stock di npl in pancia agli istituti italiani), che tanto contribuì a spingere le 4 banche dritte verso e poi dentro il baratro. Non fummo ascoltati e il veto europeo era improvvisamente diventato un muro invalicabile“.

All’indomani di una sentenza europea così importante, il presidente dell’Abi Pautelli ha chiesto le dimissioni della Commissaria Vestager, il rimborso delle banche danneggiate dalle conseguenze delle decisioni illegittime di Commissione Europea e Direzione Concorrenza UE e di tutti gli azionisti ed obbligazionisti azzerati dalle risoluzioni delle 4 banche.

Ma non basta. Ci sono anche i lavoratori. “Quella sorta di bail-in retroattivo messo frettolosamente in piedi dall’allora governo in carica per risolvere uno spinoso problema, forse più politico che economico e finanziario, ha fatto scempio del rapporto tra banche, dipendenti e clienti, influendo senza dubbio in maniera negativa anche sulle dinamiche tra esigenze economiche dei territori ed erogazione del credito, con effetto domino su tutto il sistema. Le vite di svariate centinaia di dipendenti bancari e delle rispettive famiglie – ricorda la Segretaria della Fisac Cgil – sono state trasformate in un incubo penale giudiziario ancora lontano dall’essere concluso. Ii lavoratori sono in breve diventati criminali, sono stati messi all’indice dai media e infine indagati e rinviati a giudizio per truffa aggravata per la vendita di titoli azzerati da un decreto conseguente ad una decisione europea illegittima, basata su interpretazioni di alcuni (a questo punto incompetenti) tecnocrati europei. Comuni cittadini ancora oggi oggetto di sfiducia, diffidenza e biasimo, poiché la collettività li ha già giudicati colpevoli e lasciati soli nell’indifferenza di tutti, istituzioni comprese. Auspico anzitutto la loro completa assoluzione. Sono infine fiduciosa nella possibilità di un qualche percorso risarcitorio, posto che nessuna misura potrà mai restituire loro la serenità (e in taluni casi la salute) persa negli ultimi 4 anni. La fase fonale della storia di Banca Etruria è da riscrivere. Adesso occupiamoci concretamente dei dipendenti messi ingiustamente alla berlina“.

 

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