Accoglienza: proposta di legge Giunta regionale

Consultazioni in commissione Sanità e politiche sociali: sentite Caritas, Arci Toscana, Legacoop, Confcooperative, Diaconia Valdese fiorentina e consorzio Co&So

La proposta di legge sull’accoglienza in Toscana incontra il pieno sostegno delle associazioni regionali del terzo settore, che ne chiedono una rapida approvazione e allo stesso tempo avvertono riguardo al rischio di non poter partecipare ai futuri bandi previsti dalla nuova normativa nazionale e, più in generale, di svolgere il proprio servizio sociale. Si sono tenute nel primo pomeriggio di ieri, mercoledì 20 febbraio, le consultazioni in commissione Sanità e politiche sociali, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd), delle associazioni del terzo settore sulla proposta di legge recante disposizioni per la tutela dei bisogni essenziali della persona umana. La pdl della Giunta regionale è arrivata in terza commissione il 10 gennaio scorso, seguendo un iter con carattere di urgenza. Introduce modifiche alla legge regionale sul sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale (la numero 41 del 2005) e alle norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana (la 29 del 2009). “Abbiamo deciso di intraprendere un percorso di ascolto su questa proposta di legge, per la quale condivido l’impostazione della Giunta regionale e confermo le caratteristiche di urgenza dell’iter che ci porterà a provvedere a coprire il vuoto normativo a livello nazionale e dare risposte alle persone in quanto tali”, ha dichiarato il presidente Scaramelli rivolto ai rappresentanti delle associazioni, che ha invitato a presentare in tempi brevi eventuali proposte di emendamento. “Siamo in attesa anche delle proposte da parte degli enti locali – ha aggiunto –, perché possano interagire nella fase di scrittura della legge, sugli aspetti amministrativi e socio-sanitari”.

“Siamo molto contenti del testo di legge presentato, che va a toccare molti aspetti e mette la Toscana in una posizione alta per tutela dei diritti”, ha dichiarato Marzio Mori per la Caritas. “Aspetto sanitario, attenzione sociale, possibilità che le persone possano avere cure, accoglienza, servizi primari: questo ritroviamo nel provvedimento, con il quale si ripristina la possibilità di accogliere persone in tranquillità, cosa che al momento non è possibile. Le persone senza dimora che ora si trovano per strada per aver perduto i permessi non possono sparire”.

Legacoop manifesta il sostegno al nuovo testo di legge, “che auspichiamo sia approvato in tempi brevi”, come spiega Marco Paolicchi. “Il comma secondo il quale tutte le persone dimoranti nella regione Toscana hanno diritto all’effettivo godimento dei diritti fondamentali della persona umana rappresenta per noi il cuore di questa proposta di legge”. Paolicchi segnala l’aspetto legato ai minori: “Riteniamo doveroso che i minori che abbiano già avviato percorsi di istruzione e inserimento siano tutelati in modo da evitare che vengano sradicati da contesti territoriali e educativi nei quali sono già pienamente inseriti. Faremo proposte per rafforzare il testo su questo punto”.

Francesco Fragola spiega che Confcooperative “accoglie con grande soddisfazione questa norma di civiltà che si rivolge alla platea ampia delle persone dimoranti nella nostra regione. La Toscana ha costruito nel tempo un sistema di accoglienza diffusa che con il decreto legge 113 viene messo in crisi, specie con la perdita della certezza dello status giuridico da parte di tante persone. I servizi integrativi all’accoglienza materiale per la presa in carico di persone in situazioni più o meno conclamate di vulnerabilità hanno contribuito alla coesione sociale sui territori”. Secondo Fragola, “l’accoglienza così come viene fuori dal decreto” deve essere necessariamente integrata “con tutti quei servizi che rischiano di rimanere esclusi”. Ne va, anche, della “sopravvivenza delle organizzazioni che in questi anni si sono fatte carico dell’accoglienza in Toscana”. I nuovi bandi, è stato detto a più riprese dai rappresentanti delle organizzazioni, “non permettono di gestire un tipo di accoglienza che non rientra nei loro statuti e che “somiglia sostanzialmente a una guardiania”.

Valutazioni “molto favorevoli” anche dalla Diaconia valdese fiorentina, come ha confermato Alessandro Sansone, “per quella che consideriamo una norma di civiltà. Crediamo che solo attraverso l’inclusione sociale si possa creare un clima nuovo e diverso, di collaborazione nei territori e rispetto reciproco”. È importante, prosegue Sansone, “che questa legge venga approvata velocemente, per evitare che si crei una situazione sempre più difficile nel prossimo futuro”. La partecipazione ai nuovi bandi “sarà estremamente difficile, chiediamo un intervento della Regione”.

Per il consorzio Co&So, Moreno Spediacci, mette in guardia sulla “grande difficoltà in fatto di sicurezza e vulnerabilità” che grava sulle “tante persone che arrivano, spesso madri con figli” e sui “problemi che stanno toccando gli operatori impegnati a fornire adeguati servizi di accoglienza”.

“La proposta di legge interviene su un dato centrale. C’è una grossa difficoltà nel riuscire ad avere buoni risultati e a sviluppare politiche sociali complete”, dice Simone Ferretti, di Arci Toscana. “La nuova legge toscana riesce a dare risposte, permette di fare un passo in avanti e fa della nostra regione una delle punte avanzate. L’accoglienza diffusa a basso impatto sociale continua a essere secondo noi la risposta migliore”. La nuova legge deve essere “approvata prima possibile, abbiamo la necessità di dare risposte sui territori ai tanti che dopo il 4 ottobre hanno perso i diritti che gli erano riconosciuti e sono finiti in una zona d’ombra”.

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